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ACQUA SOTTERRANEA

Anche quest’anno la Federazione Speleologica Sarda – Commissione Cavita Artificiali partecipa all’evento “Il Villaggio dell’acqua” organizzato da Abbanoa a Cagliari.

La partecipazione della FSS – CCA, è finalizzata non solo a far conoscere la storia dell’acqua che veniva raccolta dall’uomo, già in epoca antica, all’interno di grandi cavità artificiali ma soprattutto nel mostrare, attraverso delle bellissime immagini, il grande elemento dell’acqua presente nella maggior parte delle cavità carsiche naturali della Sardegna.

In occasione della manifestazione “Il Villaggio dell’Acqua”, in programma a Cagliari da venerdì 22 a domenica 24 marzo, sarà possibile visitare, nella sola giornata di domenica 24 marzo dalle ore 10 alle ore 13, la galleria dei serbatoi di Viale San Vincenzo. Le visite saranno a cura di Abbanoa in collaborazione con la Federazione Speleologica Sarda e la Commissione Cavità Artificiali.

Luogo di ritrovo per i partecipanti: Via San Saturnino ingresso Impianti Abbanoa

Notizie storiche della galleria dei serbatoi di Viale San Vincenzo, a cura di Antonello Fruttu

Per risolvere definitivamente il cronico problema della carenza d’acqua, il Comune di Cagliari nel 1857 aveva bandito una gara per un progetto d’acquedotto. Da subito un progetto si era particolarmente distinto: quello presentato dall’ingegner Giordano, che prevedeva di raccogliere con una diga le acque torrentizie del Rio Corongiu, in territorio di Sinnai e convogliarle a Cagliari in alcuni grandi serbatoi da costruirsi sotto il colle di Buoncammino.
il progetto venne approvato il 27 febbraio 1861 e l’anno dopo il progetto passò anche in Parlamento, nonostante qualche resistenza al Senato.
Nel 1862 fu data la concessione della costruzione e dell’esercizio al costruttore Marsaglia, e per esso alla Società The Cagliari Gas and Water Company limited, che costruì la diga sul rio Corongiu. I lavori si conclusero cinque anni dopo, ed il 3 marzo 1867, con uno zampillo potentissimo in piazza Yenne, si inaugurò il nuovo acquedotto.
Nel primo impianto dell’acquedotto i serbatoi urbani erano in numero di tre, due scavati nella roccia di calcare benché a quote diverse, ed un terzo in cemento armato, in superfice. L’impianto è ancora in uso, anche se i serbatoi sono aumentati di numero a fronte delle nuove esigenze idriche della città: quelli sotterranei sono passati da due a sedici, sempre su due quote diverse, e quello esterno si è ampliato.
Ai serbatoi sotterranei si accedeva e si accede tuttora attraverso una lunga galleria a sviluppo orizzontale, che fu scavata a scalpellina dai condannati ai lavori forzati, e che taglia trasversalmente tutto il colle di Buoncammino. La galleria ha l’imbocco in un cortile sottostante viale San Vincenzo e l’uscita in uno spiazzo attiguo al Palazzo delle Scienze in via Porcell. È una galleria lunga ben 377 metri, alta 2 e larga m. 1,80, rettilinea, salvo nel tratto centrale dove presenta una deviazione curvilinea. Nel volumetto di un certo Casagrandi, del 1912, sull’acquedotto cagliaritano tale deviazione sarebbe stata motivata dal fatto che nello scavo si era incontrato un pozzo nero che riceveva gli scoli della sovrastante – caserma Carlo Alberto, ma una interessante carta topografica conservata all’archivio del Comune di Cagliari e datata 8 maggio 1875 spiega diversamente il motivo di quella strana deviazione a metà percorso. La carta ha come titolo “Tipo planimetrico del Bastione Sant’ Emanuele annesso alla caserma Carlo Alberto coll’indicazione del tracciato proposto al futuro muro divisorio tra i terreni del demanio e quelli della società dell’acquedotto, onde poter precludere al di là dello stesso muro tutte le opere di questa, sia sopra che sotto terra” .Quella precisazione “sotto terra” era il segno evidente che i militari non gradivano affatto, per motivi di sicurezza, che il tracciato della galleria passasse sotto la loro caserma, anche se a notevole profondità nel cuore della collina. Così nel tracciato della galleria, il cui tratto terminale è in asse con quello iniziale, venne inserita quell’ampia curva, prima a sinistra e poi a destra, per non compromettere la sicurezza militare della caserma.

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